Sabato a Bologna abbiamo ballato, mangiato, bevuto. Ci siamo spruzzati con l’acqua fresca per tramortire il caldo. Abbiamo riso, scherzato, ascoltato. Ho detto che abbiamo bevuto?
Non è ancora mezzanotte, e c’è ancora da bere e ballare. Non importa molto dove, l’importante è stare insieme, noi venti e tutti gli altri. 250,000. Che se lo scrivi a parole, duecentocinquantamila, sembra ancora più un’enormità. E allora aspettiamo una macchina che ci porti ad Atlantide, e l’hai vista quella che carina? E non sai nemmeno se chi parla sia uomo o donna. Non ha importanza.
Passi di corsa dietro di noi. “Largo, largo”.
Ci apriamo, non c’è problema.
- Che ha detto?
- Ha detto “Largo, largo, che mi faccio una pera e poi è finita”.
- Cosa?
Silenzio, e qualcuno si alza per vedere meglio e qualcun altro si abbassa per non vedere.
“Ragazzi lo volete un pippozzo di coca?
- Ci ha chiesto se vogliamo della coca.
- No, grazie.
- Almeno non si sta facendo una pera.
- No, quella è una siringa.
Non avere nemmeno un laccio emostatico, e fare acrobazie con l’avambraccio stretto tra polpaccio e coscia mentre l’ago fruga alla ricerca di una vena. Vena che non c’è non pulsa non la vedi alla luce fioca che filtra da una finestra della stazione. Quasi quasi mi alzo e gli lascio il posto sotto quest’insegna che sembra giorno.
Invece sto ferma, seduta, e lo guardo, e a tratti credo di svenire perchè sto male tutte le volte che penso al sangue che scorre. Una volta, al cinema sono svenuta per una film.
Lui non sta fermo. Continua a contorcersi, senza la grazia delle ragazzine cinesi del circo. Ora è in piedi, la gamba destra piegata, la sinistra tesa, e il braccio, rigido, appoggiato sul ginocchio. Niente da fare. Si sfila la cintura.
- Hanno chiamato. Stanno arrivando.
Ci alziamo, andiamo al semaforo dove passa il sottomarino per Atlantide.
- Avremmo dovuto fare qualcosa?
- E che volevi fare?
- Non so, chiamare un’ambulanza.
- O la polizia.
- La polizia no. Lo sbattevano in cella e domani lo lanciavano fuori.
- Se ci fossero dei volontari. Qualcuno che sai che si prende cura di gente così.
- Che tristezza.
- Non avevo mai visto un’eroinomane.
- In effetti non è che andiamo dietro la stazione a farci un giro, di solito.
- Una volta al parco, ma eravamo dei pischelli, siamo andati per comprare il fumo. E questo sventolava una siringa, così.
Atlantide è un bel posto. Piccolo e caldo, come tutti i paradisi nascosti. Siamo dentro i Lunapop.
Sto seduta fuori un po’ in disparte una mezz’ora, forse. Penso “Dio, cazzo, guarda giù” un po’ alla stessa maniera di quando al liceo pensavo “Dio, fa che ’sto compito vada bene”, come se fosse dipeso da lui.
- Ci sono i Joy Division, andiamo a ballare.
E poi dentro ci sei tu che non so se ti piaccio io o lui. Strana sensazione. E una tipa collassata sulla mia borsa.
- Chiamiamo qualcuno?
- Portiamola fuori.
- Era fuori con me ed è voluta rientrare.
- Ma fuori c’è aria.
Era fuori con lui. Se ne occuperà lui. Mi piace questa musica, anche se fa caldo. Anche se ogni tanto mi tocco la cintura e rabbrividisco. Fa caldo, non può essere freddo. Solo un po’ di schifo.
Lo sapevate che non ci sono zanzare a Bologna?
Ludo